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Paragrafo 7 . La pace di Versailles.

     
Terminato  il conflitto armato, si apr a Parigi, il 18 gennaio  1919,
una  grande  conferenza  di  pace, a cui parteciparono  ben  trentadue
paesi, con l'esclusione rigorosa dei perdenti.
     Al  di  l  della vasta partecipazione, i principali protagonisti
della  conferenza  furono  il presidente americano  Wilson,  il  primo
ministro  francese Clemenceau, quello inglese Lloyd George e,  un  po'
defilato, l'italiano Orlando.
     I  principi di riferimento avrebbero dovuto essere quelli esposti
nei  "14  punti"  di  Wilson  (il  messaggio  inviato  dal  presidente
americano  al  congresso nel gennaio del 1918), e  soprattutto  quello
all'autodeterminazione  dei popoli. L'applicazione  di  quei  criteri,
per,  era  ostacolata  dalla effettiva difficolt  di  conciliare  le
aspirazioni  di  numerosi  gruppi etnici e dall'intenzione  dei  paesi
vincitori  di  punire  in qualche modo i vinti e  conseguire  vantaggi
territoriali.
     Il  primo  ministro  italiano, Orlando, fu ben presto  emarginato
dal  tavolo  delle  trattative,  come rappresentante  di  una  potenza
minore;  dopo che gli furono negati i compensi territoriali  richiesti
(Fiume  e  la  Dalmazia),  egli lasci  la  conferenza  e  si  dimise,
provocando negli italiani una serie di rivendicazioni nazionalistiche.
     Con  la stipulazione del trattato di Versailles (20 giugno 1919),
la  Francia, grazie all'appoggio interessato dell'Inghilterra,  riusc
ad  imporre  alla  Germania,  ritenuta principale  responsabile  della
guerra, condizioni durissime. Lo
     
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     stato  tedesco  fu costretto a cedere il 13% del suo  territorio:
l'Alsazia  e  la Lorena vennero restituite alla Francia; lo  Schleswig
settentrionale  torn  alla Danimarca; l'Alta  Slesia  e  la  Posnania
andarono  alla  Polonia,  che ottenne anche il  cosiddetto  "corridoio
polacco",  una striscia della Pomerania che le assicurava l'accesso  a
Danzica,  sul  mar  Baltico, trasformata in citt libera.  Le  colonie
vennero  divise  fra i paesi vincitori, soprattutto  fra  Inghilterra,
Francia e Giappone. Assai pesanti furono anche le clausole militari ed
economiche:  riduzione dell'esercito a 100.000 uomini dotati  di  solo
armamento   leggero;  flotta  non  superiore  a  sei  navi   e   senza
sommergibili; occupazione francese del bacino minerario della Saar per
quindici  anni;  occupazione temporanea  anche  della  Renania  e  sua
permanente smilitarizzazione; pagamento di un rilevante anticipo delle
riparazioni  di  guerra,  il cui esorbitante ammontare  sarebbe  stato
notificato nel 1921.
     Gli  altri  quattro trattati firmati in seguito  alla  conferenza
parigina riguardarono paci separate con l'Austria (trattato di  Saint-
Germain  del  10  settembre 1919), che cedette all'Italia  la  Venezia
Giulia,  l'Istria, il Trentino e l'Alto Adige (fino  al  Brennero),  e
riconobbe l'indipendenza della Croazia, della Slovenia, della  Bosnia-
Erzegovina, che gi alla fine del 1918 si erano unite alla Serbia e al
Montenegro per formare il regno dei serbi, dei croati e degli  sloveni
(dal  1929 Iugoslavia). Il resto dell'ex impero asburgico fu suddiviso
in  tre stati indipendenti: l'Austria, la Cecoslovacchia e l'Ungheria.
Paci  separate  furono  stipulate anche con la Bulgaria  (trattato  di
Neuilly del 27 novembre 1919), che dovette cedere alla Grecia  i  suoi
domini  in  Tracia,  perdendo lo sbocco sul mar Egeo;  con  l'Ungheria
(trattato   del   Trianon  del  4  giugno  1920),   che   ottenne   il
riconoscimento dell'indipendenza in cambio della cessione di parte dei
suoi  territori  alla Cecoslovacchia, alla Romania e alla  Iugoslavia;
con  la  Turchia (trattato di Svres del 10 agosto 1920), che  cedette
alla  Grecia la Tracia orientale, mentre la Siria venne sottoposta  al
mandato  francese e la Transgiordania, l'Iraq e la Palestina a  quello
inglese,  e  all'Armenia  fu concessa l'indipendenza.  Furono  inoltre
annullati  gli  accordi  di Brest-Litovsk intercorsi  fra  Germania  e
Russia,   e   venne   riconosciuta  l'indipendenza  della   Finlandia,
dell'Estonia, della Lituania e della Lettonia.
     Tutti  i  paesi  sconfitti  risultarono estesamente  amputati  di
regioni  e  territori, che si costituirono in nazioni,  o  andarono  a
vantaggio dei vincitori, spesso senza distinzione di razze,  lingue  e
religioni:  secolari imperi come quello asburgico e  quello  turco  si
erano ormai ridotti a piccoli ed innocui paesi.
     Per  volere  di  Wilson, il 28 aprile 1919  nacque,  con  sede  a
Ginevra,   un'organizzazione   internazionale   che   avrebbe   dovuto
salvaguardare ad ogni costo la pace: la Societ delle nazioni.
     Essa   avrebbe   dovuto  garantire  la  pace   e   la   sicurezza
internazionali  e l'indipendenza politica e territoriale  di  tutti  i
paesi  membri, cercando di mediare e risolvere le eventuali divergenze
che  fossero  sorte  tra  loro. In realt la sua  capacit  di  azione
apparve  subito  assai  ridotta a causa di  vari  fattori:  l'iniziale
esclusione  dei  paesi  vinti  e  dell'Unione  Sovietica;  la  mancata
adesione  degli  stessi Stati Uniti, decisa dal  congresso  americano,
favorevole  ad  una  politica  estera isolazionista;  la  mancanza  di
efficaci strumenti operativi.
     La  Societ delle nazioni, pertanto, perse fin dall'inizio la sua
caratteristica di organo sovranazionale, per diventare strumento nelle
mani  delle potenze vincitrici pi forti, ossia Francia e Inghilterra.
Essa non sar quindi
     
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     capace  di  intervenire efficacemente, quando,  a  partire  dagli
anni   Trenta,  si  manifesteranno  nuovamente  pericolosi   contrasti
internazionali, originati dai nazionalismi, dalle frustrazioni,  dalle
rivendicazioni  territoriali  e  dallo  spirito  di  vendetta,  che  i
trattati di pace, piuttosto che sopire, avevano alimentato.
     
     [Cartina non riportata: L'Europa dopo la prima guerra mondiale].
